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Sulla Via della Seta:

Lo staff diretto da Marisa Coppiano ha dato vita ad un affascinante percorso che invita il visitatore ad affrontare il grande viaggio lungo la Via della Seta attraverso le rotte terrestri e le vie del mare: uno straordinario caleidoscopio di emozioni, osservazioni, paesaggi esotici e incontri con scenari sorprendenti. Accompagnati dalla grande mappa che illustra le rotte marittime e terrestri dei più grandi esploratori e mercanti dell’epoca, nelle sale ci vengono incontro reperti, fotografie, documenti e raffigurazioni, ma anche fedeli ricostruzioni di habitat originali, quasi a fare di ogni visitatore un accompagnatore privilegiato degli esploratori del tempo, primo fra tutti Marco Polo. Dopo la sala introduttiva che immerge il pubblico dentro l’iconografia
pittorica e grafica dell’epoca – attraverso le raffigurazioni dei Mongoli da un lato e l’illustrazione dei grandi viaggi dall’altro – il percorso approda alla prima tappa del viaggio lungo la Via della Seta, Xi-an, per procedere verso l’oasi di Turfan, giungere a Samarcanda e Baghdad e si chiude con la tappa occidentale veneziana, non senza aver affrontato il viaggio attraverso le vie del mare.
Dentro l’allestimento il colore e la materia che da sempre sono parte fondamentale nella mia progettazione – hanno un ruolo preminente: è proprio il colore infatti a determinare le atmosfere, a scandire i passaggi, a suggerire i cambiamenti ed i passaggi tra i territori, a ribadire e sottolineare gli stati d’animo.
Per fare qualche esempio: Xi-an è connotata dall’albero del bambù che per i cinesi è un simbolo di lunga vita. Lo spazio è rivestito con elementi lignei evocativi dell’architettura cinese tradizionale, ove era tipico l’utilizzo di supporti lignei di facciata, a sorreggere anche i tetti inclinati. L’oasi di Turfan è sottolineata dalla materica superficie verde che fa da contrappunto ai muri dalle tinte terrose che rimandano allo skyline delle montagne limitrofe.
La sensualità cromatica delle cupole dei mausolei di Samarcanda, su cui giocano teatralmente i raggi del sole, viene restituita dai pannelli laccati con le stesse cromie delle tessere musive che ne rivestono le superfici. Le lacche si alternano alle lamiere dorate che rimandano all’arte dell’incisione dei metalli, lavorazione che connotava i principali centri uzbeki dell’epoca. I tappeti, elemento simbolico e identitario di questa terra, rivestono la pavimentazione della sala. Nella sala dedicata a Baghdad il progetto riprende l’albero della palma, che nella simbologia islamica rappresenta il traguardo predestinato dell’uomo e lo restituisce graficamente al di sopra dell’evocazione delle cinte murarie della moschea, che rimandano alla fortezza e creano una sorta di protezione del luogo di preghiera dai rumori urbani.
ll minareto, la creazione più spettacolare dell’architettura abbaside dalla forma di torre rotonda a gradoni sui quali si avvolge una rampa elicoidale, evoca l’immagine della “torre di Babele” e degli ziggurat babilonesi e rimanda ai gradi dell’ascesi spirituale: nella sala occupa la posizione centrale e ospita al suo interno l’astrolabio interattivo.
Le vie del mare rimandano al viaggio attraverso la ricostruzione della porzione di una barca e le tinte e i parati riportano alle atmosfere marine.
Conclude il percorso l’approdo occidentale del viaggio – i porti Venezia e Genova – dove tra la seconda metà del Duecento e la prima metà del Trecento arrivarono le costose stoffe realizzate negli ateliers disseminati nei territori asiatici e le materie prime necessarie alle nascenti manifatture seriche italiane. Ed è proprio per evocare l’importanza di questo mercato tra Oriente e Occidente che la sala è interamente rivestita dalle preziose sete che nell’armonia delle eleganti sfumature cangianti, conducono il visitatore nella visione degli importanti tessuti a motivi che hanno connotato quell’epoca e che sono esposti nelle teche illuminate dalle fibre ottiche.

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